Ambizioni e delusioni di Jasper Philipsen

Il giovane Philipsen era uno dei corridori più attesi di inizio 2019.

 

La primavera 2019 di Jasper Philipsen è l’autunno di Jasper Philipsen. Giudizio tranchant su un ragazzo di appena 21 anni che si affaccia da poco nella categoria, ma che vuole essere una provocazione, viste le aspettative che il corridore si portava addosso per le corse del Nord.

Jasper Philipsen porta sulla pelle vistosi indizi da predestinato ed era pronto a lasciare il segno già da questo suo secondo approccio alla campagna franco-belga. L’esordio con i professionisti è avvenuto a fine 2017 con la maglia della nazionale belga al Gp de Wallonie, mentre lo scorso anno, in maglia Axeon, il terzo posto alla De Panne dietro Viviani e Ackermann è il suo miglior risultato relativamente alla corse del nord. In questo 2019 non gli si chiede di vincere Fiandre o Roubaix al primo colpo, nemmeno restare in scia ai due terribili ciclocrossisti e agli altri grandi, ma almeno lanciare qualche segnale.

La stagione del classe ’98 parte, come quella di un po’ tutta la UAE, con buoni propositi e discreti risultati. In Australia è subito vittoria, a suo modo particolare, arrivata per il declassamento dell’australiano Ewan. Jasper Philipsen da Mol colpisce alla sua quinta gara nel World Tour e si mette dietro Sagan, Danny Van Poppel, Debusschere e Viviani. Un ordine d’arrivo da grande classica. Finito il rodaggio tra Australia e Portogallo arriva la primavera, quella ciclistica accompagnata da quella meteorologica, e Philipsen, lineamenti orientali, scalda i suoi possenti muscoli con in testa l’idea di ben figurare nel calendario belga.

 

 

Alla Omloop Het Nieuwsblad del due marzo spera di festeggiare alla grande il suo ventunesimo compleanno, ma i muri che passano scalfiscono le sue ambizioni: finirà trentasettesimo a quasi sei minuti. Cose che capitano in una corsa dove atleti scafati finiscono ancora più indietro di lui, dove altri hanno una livrea che luccica e un motore che ad ogni allungo disintegra il plotone. Davanti resteranno solo i migliori e per Jasper Philipsen significa accumulare delusione, ma anche tanta esperienza.

Il giovane belga, per chi non lo conoscesse, è un tipo elegante che veste l’abito dell’ambizione; troppo poco saggio – per fortuna – vista l’età, il giorno dopo vuole già prendersi la sua rivincita. La Kuurne-Brussel-Kuurne è corsa che si adatta ancor di più alle sue corde, o almeno a questo suo esordio complesso tra muri e stradine vicino casa. La sera ha avuto tempo e modo di ripensare al suo idolo, Tom Boonen da Mol, a quella fotografia appesa in camera che ritrae i due e che lo ha ispirato sin da quando a tredici anni ha preferito le bici al calcio. Si sarà ricaricato pensando che nemmeno uno come Boonen in carriera ha mai vinto l’Het Volk (o Omloop Het Nieuwsblad, come dir si voglia).

“L’inizio della mia stagione in Belgio non è stato come quello che mi sarei aspettato”,

confessa Philipsen. Infatti nella corsa degli asini arriva ventiquattresimo, chiuso nel gruppo che si gioca la volata per il secondo posto. Davanti Jungels infila tutti con un’azione da lontano, lui invece arriva stremato senza riuscire a disputare la volata.

Le sue ambizioni sono una coda di lucertola, ed eccolo al via delle Strade Bianche. Mai nel vivo della corsa, senza gambe e fra mille difficoltà chiuderà anzitempo la sua gara. Non c’è tempo di respirare perché nonostante la giovane età la sua squadra punta su di lui. “È l’erede di Tom Boonen”, dice Matxin, colui che fortemente lo ha voluto nel nuovo corso dell’ex Team Lampre. Un programma all’apparenza duro, ma anche un investimento ufficiale: crescere vicino a Kristoff e Gaviria e all’occorrenza mettere in mostra tutto quello che di buono si dice su di lui, capace da Under 23 di finire quarto dopo due forature una Roubaix di categoria dallo svolgimento massacrante, di vincere con il piglio del grande corridore due tappe al Giro (una nel 2017 e una nel 2018) e una Parigi-Tours. Mattatore poi in decine di altre gare e protagonista anche tra gli juniores di diverse corse in linea del Belgio.

 

Philipsen festeggia sul palco del Giro Under 23 dopo aver battuto allo sprint Moschetti e Lonardi.

 

Nel convulso finale della Nokere-Koerse, Philipsen è terzo; emerge dalla mattanza che butta a terra van der Poel e Moschetti e finisce in scia a Bol e Ackermann senza però aver mai dato l’impressione di poter vincere. Alla Milano-Sanremo chiude tra gli ultimi, ad Harelbeke invece, dopo essere transitato tra i primissimi sul Taaienberg (la collina di Boonen), all’improvviso vede spegnersi la luce: ritiro. Alla Dwaars door Vlaanderen, mentre davanti va in scena il Vanderpoelismo, Philipsen chiude ancora in coda: centoquarantaduesimo. Colleziona infine una dimenticabile top ten allo Scheldeprijs (nono) e altri tre ritiri tra Fiandre (dove cade due volte, una quando era in testa al gruppo, mostrando scarsa lucidità), Parigi- Roubaix e Freccia del Brabante.

Le impressioni sono quelle di un corridore all’inseguimento di una condizione arrivata troppo presto:

“Mi aspettavo di più, dobbiamo cercare di capire perché: forse sono partito troppo forte e già dopo la trasferta australiana, tra Portogallo e corse di casa, mi sono sentito svuotato, mai al top della forma”, piombato tra i professionisti con clamore e con un investitura troppo pesante e chissà magari spinto già al massimo nella stagione in maglia Axeon.

Crescere con il fardello del nuovo Boonen è come farsi lanciare dentro un fuoco, ma è inevitabile quando giri per il mondo e mostri determinate caratteristiche: “È stato facile accostarmi a Boonen. Mi piacciono le Classiche e sono veloce, ma sono ancora troppo giovane, non conosco a fondo il mio corpo e le sue reazioni”.  Un giochino che sia nel ciclismo che in altre discipline ha bruciato e disperso nei decenni centinaia di altri ragazzi prima di lui.

Una risposta al suo inizio di stagione titubante non ce l’abbiamo noi, e non ce l’ha nemmeno lui. Aspettarsi che un (quasi) debuttante possa fare meraviglie in corse dove emergi con l’esperienza è un esercizio magari un po’ subdolo, ma Jasper Philipsen non è un corridore normale, o almeno non si presentava così alla partenza del 2019. In Belgio è già una stella, gli vengono dedicati speciali su youtube, ha un suo immancabile fan club e Tom Boonen, spesso anche compagno d’allenamenti, è uno dei suoi sostenitori più accesi. Ora sta a lui e alle sua ambizioni dare una risposta, sta a lui arrivare con il carattere e la determinazione oltre il limite dei suoi mezzi fisici e dei suoi ventun’anni, sconfiggendo le delusioni di un’amara primavera.

 

 

 

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.